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Ma che cos'é questa Ānāpānasati?
Non hai mai praticato la Mindfulness ma sai che “ci si siede e si fa qualcosa con il respiro”?
Se sai questo, direi che sei già molto avanti per comprendere una delle prime pratiche che si apprendono durante una sessione di Mindfulness: Ānāpānasati.
Ānāpānasati significa letteralmente “consapevolezza del respiro”. La parola proviene dal pali: ānāpāna indica l’inspirazione e l’espirazione, sati significa consapevolezza, presenza mentale, mindfulness.
In questa pratica l’attenzione viene posta sul flusso naturale del respiro: alle narici, al petto o sul delicato movimento dell’addome.
Un esempio pratico può aiutare a capire come funziona.
Ci si siede su una sedia, sì, non c’è alcun bisogno di mettersi su un cuscino a terra, e si inizia a praticare. L’obiettivo è tenere l’attenzione nel punto in cui il respiro si percepisce più chiaramente.
Mentre proviamo a farlo, ci accorgiamo quasi subito che la mente inizia a vagare e che i pensieri cominciano a sorgere. I pensieri si aprono come pop-up fastidiosi, proprio come quando si prova a guardare un film in streaming su un sito illegale.
Quando ne vediamo uno, lo riconosciamo semplicemente come “pensiero”, senza lasciarci trascinare nel suo contenuto.
Per esempio, potrebbe sorgere l’immagine del nostro ex che commenta il fatto che siamo fuori forma. Ecco, in quel momento bisogna riconoscere questo contenuto come un pensiero e basta, senza iniziare un dialogo.
Perché una volta che parte il dialogo, potremmo ritrovarci a rispondere mentalmente al nostro ex, dicendogli quanto sia immaturo per la sua età, che non è nemmeno in grado di piegarsi i suoi indumenti, e così via. A quel punto è successo: ci siamo persi nei nostri pensieri al punto da dimenticarci completamente che stavamo meditando.
Quando ritorniamo a noi stessi, riconosciamo semplicemente il pensiero. Non dicendoci “Oddio, mi sono perso”, ma piuttosto: “Che bello, sono tornato”. E a quel punto riportiamo l’attenzione al respiro e restiamo con il respiro… fino a quando sorgerà un nuovo pensiero.
Sorgerà un nuovo pensiero e continueremo la pratica.
Lo scopo dell’ānāpānasati è proprio quello di usare il respiro come punto di ancoraggio ogni volta che ci perdiamo nel flusso dei nostri pensieri.