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Qual è la differenza tra la meditazione duale e quella non duale? 

 

In questo testo voglio provare a spiegare qualcosa che, secondo me, viene spesso reso inutilmente complicato: la differenza tra la meditazione duale e quella non duale.

Innanzitutto è importante precisare che queste due pratiche non sono in antitesi. Semplicemente, è spesso utile iniziare dalla meditazione duale per arrivare a comprendere quella non duale.

In precedenza ho parlato di una delle prime tecniche che si apprendono, chiamata Anapanasati, la tecnica in cui si porta l’attenzione al respiro. Questa, per esempio, è una tecnica duale.

Perché è una tecnica duale?
Perché c’è un io che porta l’attenzione al respiro.
Se scomponiamo l’esperienza, abbiamo un “io” (il meditatore) che presta attenzione a qualcosa (il respiro). C’è un soggetto che osserva e un oggetto che viene osservato. Siamo in due. Questa è dualità.

Ogni volta che è presente un io che fa qualcosa, stiamo inevitabilmente parlando di dualità, perché c’è una separazione tra soggetto e oggetto. Io guardo le montagne: io (soggetto) che guardo le montagne (oggetto). Due elementi distinti, questo è duale.

Prima di addentrarci nella meditazione non duale è però necessario chiarire che cos’è questo “io”.

La nostra esperienza in prima persona, ditemi se non sbaglio, la descriveremmo così: sembra esserci un soggetto, un “io” stabile, localizzato più o meno al centro della testa, da cui parte l’attenzione e davanti al quale scorrono pensieri, immagini e sensazioni.
Se dico “io guardo la televisione”, lo dico perché l’esperienza soggettiva è quella di un punto da cui osservo, un centro dell’esperienza.

Chiarito questo punto, possiamo passare alle tecniche non duali.

La non-dualità nasce dal fatto che molti praticanti, indagando direttamente la propria esperienza, hanno provato davvero a cercare questo “io”. E non hanno trovato nulla.
Guardando con attenzione, non si trova un centro dell’esperienza, non si trova un osservatore separato, non si trova un “io” che guarda “qualcos’altro”.
C’è solo l’esperienza stessa, senza un soggetto e un oggetto separati.

A questo punto potresti chiederti: come si pratica la meditazione non duale?

Semplice. È quasi più semplice di quella duale.

La prossima volta che stai praticando Anapanasati, cioè stai portando l’attenzione al respiro, prova a fare una cosa: cerca chi sta osservando il respiro.
Rivolgi l’attenzione su sé stessa e guarda cosa accade. Probabilmente non troverai nulla.
Ripeti questo esperimento alcune volte e osserva l’esperienza che ne deriva.

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